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World Cafè Pratice Mediation

World Cafè Practice Mediation, ha lo scopo di permettere ai mediatori di incontrarsi, conoscersi, scambiarsi le proprie esperienze, contribuire attivamente con idee e proposte costruttive su questioni inerenti la pratica della mediazione, prosegue l’iniziativa di Progetto Conciliamo.

I differenti professionisti mediatori presenti si confrontano, discutono e avanzano proposte concrete, le quali potranno contribuire al miglioramento dell’istituto della mediazione nella sua attività futura.

Ecco alcuni degli argomenti trattati nelle varie edizioni del World Cafè Practice Mediation:

Robert Gavick
Quali difficoltà si incontrano nella pratica della mediazione e come potrebbero essere superate
Quali tecniche di mediazione vengono utilizzate con più efficacia
Quali tecniche possono essere migliorate.
Come comunicare che cos’è la mediazione e come far arrivare il messaggio della sua utilità ed efficacia al cosiddetto “uomo della strada"
Paulina Nowakowska
Come redigere un verbale negativo
Come migliorare l'istituto della mediazione: proposte concrete
Come comunicare cos'è la mediazione: costruire una comunicazione rivolta al cittadino
Durante lo svolgersi della mediazione, quando mi sono trovato più in difficoltà e quando mi sembra di avere fatto la scelta più opportuna
Tomasz Dziuda
Quali azioni possono rivelarsi efficaci per coinvolgere i professionisti (in special modo gli avvocati), affinché consiglino ai propri clienti di usare lo strumento della mediazione: creare un'ipotesi di lavoro
Quali sono le criticità dell'attuale normativa
Quali sono i principi e le linee guida che devono costituire i presupposti fondamentali per una normativa in tema di mediazione
Quali sono i criteri su cui costruire la formazione del mediatore affinché sia garantita la qualità della mediazione"

 

 

Come è facile notare le domande sono di tre tipi differenti: alcune hanno un riferimento soggettivo, relativo all'esperienza individuale nella pratica della mediazione, altre più generiche e infine altre la cui  natura è tecnica. Prevedibilmente questa differenza si è riflessa nelle risposte, più lunghe ed articolate per la prima domanda, brevi e schematiche per la terza.

4^ Edizione - 06/05/2013

Osservazioni - 6 maggio 2013

Il giorno 6/05/2013 presso la Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano ha avuto luogo il quarto incontro del WCPM, organizzato da Progetto Conciliamo.

 

L'incontro si è svolto secondo le modalità dei precedenti WCPM; gruppi composti da circa quattro-cinque persone con un host fisso, tempi da 25 minuti per ogni domanda,  discussione in plenaria dei risultati ottenuti secondo il metodo del “circolo di Samoa”. I partecipanti questa volta sono stati circa 16, divisi in quattro gruppi.
Inoltre, rispetto alle altre volte, è stato chiesto di rispondere ad una scheda di valutazione in modo da raccogliere maggiori informazioni sulle idee, i suggerimenti e le aspettative dei partecipanti riguardo l'incontro. Dalle risposte è stato possibile constatare l'alto grado di gradimento espresso dai mediatori e il valore formativo che gli incontri hanno per essi, attestando l'importanza e la necessità del lavoro portato avanti da Progetto Conciliamo.

Le domande affrontate sono state le seguenti:

– Quali sono le criticità dell'attuale normativa?

– Quali sono i principi e le linee guida che devono costituire i presupposti fondamentali per una normativa in tema di mediazione?

– Quali sono i criteri su cui costruire la formazione del mediatore affinché sia garantita la qualità della mediazione?

Come si può vedere la prima domanda si focalizza sull'esperienza personale e di conseguenza ha comportato una certa esclusione dal dibattito dei mediatori non esperti. Per esempio, un gruppo composto da “inesperti” ha avuto qualche difficoltà nel rispondere alla domanda, negli altri gruppi invece si è potuto osservare come, durante la discussione dedicata alla prima domanda, i mediatori con minore esperienza siano stati spesso scavalcati dai colleghi più esperti. Insomma, se i mediatori alle loro prime esperienze, confrontandosi con persone più esperte, hanno di certo la possibilità di accedere ad un bagaglio di esperienze concrete e utili alla loro formazione, dall'altro rischiano di non poter partecipare attivamente al dibattito quando le domande fanno riferimento ad aspetti a loro poco familiari.

La seconda domanda fa invece riferimento alla precettistica a monte della normativa sulla mediazione, cioè ai suoi valori di fondo. Curiosamente alcune risposte hanno marcato l'accento sulla diffusione della cultura o la tutela dell'utente circa la qualità del mediatore, senza soffermarsi sugli aspetti relativi a quella forma mentis richiesta per la definizione di una precettistica. Questa tendenza non è chiara; sembra suggerire una carenza di consapevolezza in merito ai principi alla base dell'istituto della mediazione, d'altro canto può rappresentare una semplice incomprensione della domanda (per altro confermata da alcuni commenti (2-3) riscontrati nelle schede di valutazione sull'eccessiva “genericità” delle domande).

La terza domanda infine fa riferimento a quelli che sono i criteri per creare standard di qualità per la professionalizzazione del mediatore. Dando uno sguardo alla tabella colpisce l'omogeneità delle risposte; ciò sembra suggerire una percezione condivisa da tutti i partecipanti riguardo la formazione, questo si è potuto osservare anche durante la discussione dove sia mediatori esperti che non hanno partecipato attivamente nel dibattito intorno alla formazione.

Dall'analisi delle risposte ottenute emerge quanto segue:

• Alla prima domanda tre gruppi su quattro hanno fatto riferimento ai tirocini/formazione come elemento critico dell'attuale normativa, sebbene ognuno abbia puntualizzato un aspetto diverso (inattuabilità, numero eccessivo, necessità di una maggiore sistematizzazione). Due gruppi su quattro hanno fatto riferimento all'ambiguità dei principi giuridici di base e quindi alla necessità di maggiore chiarezza in sede legislativa. Anche la tematica dei costi è stata presa in considerazione da due gruppi che hanno proposto forme di pagamento alternative.

Nel complesso emerge molta eterogeneità riguardo la percezione degli aspetti critici; ad esempio, mentre un gruppo ha focalizzato l'attenzione sull'eccessiva proceduralizzazione della pratica,  un altro ha lamentato la mancanza di rigidità nei controlli che rischiano di compromettere la qualità alle esigenze del mercato.

• Come accennato poco sopra alla seconda domanda i gruppi hanno risposto con due tipologie di risposte diverse; o basate sui principi o sulla diffusione del concetto culturale dell'istituto della mediazione. Per quanto riguarda i principi si può constatare che tutti i gruppi hanno fornito almeno una risposta, sebbene in modi diversi; alcuni gruppi (due) si sono impegnati nella giustificazione del precetto in riferimento ad un'idea precisa della mediazione, altri si sono attestati sul semplice riconoscere che è necessario migliorare alcuni aspetti, come la professionalità dei mediatori o la valorizzazione per il cittadino. Possono essere individuati tre riferimenti principali; la necessità di eliminare l'altro grado di proceduralizzazione, in contrasto con quelli che sono i principi della mediazione (due gruppi), la necessaria obbligatorietà della mediazione (due gruppi) e infine la professionalità (un gruppo) e un riferimento all'”amore” e all'attenzione verso il prossimo (un gruppo).

• Le risposte alla terza domanda sono state particolarmente significative per la loro omogeneità. La necessità di una maggiore formazione sul campo, mediante tirocinio o praticantato, sembra essere uno dei criteri ritenuti unanimemente garanzia di una maggiore qualità (quattro gruppi su quattro); seguono riferimenti ad un incremento di ore e contenuti teorici in sede di formazione (tre gruppi su quattro); degni di attenzione sono i riferimenti individuabili in due gruppi che richiamano l'attenzione sull'attitudine del mediatore come predisposizione personale che prescinde dalla formazione e si riflette nella vita quotidiana.

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