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World Cafè Pratice Mediation

World Cafè Practice Mediation, ha lo scopo di permettere ai mediatori di incontrarsi, conoscersi, scambiarsi le proprie esperienze, contribuire attivamente con idee e proposte costruttive su questioni inerenti la pratica della mediazione, prosegue l’iniziativa di Progetto Conciliamo.

I differenti professionisti mediatori presenti si confrontano, discutono e avanzano proposte concrete, le quali potranno contribuire al miglioramento dell’istituto della mediazione nella sua attività futura.

Ecco alcuni degli argomenti trattati nelle varie edizioni del World Cafè Practice Mediation:

Robert Gavick
Quali difficoltà si incontrano nella pratica della mediazione e come potrebbero essere superate
Quali tecniche di mediazione vengono utilizzate con più efficacia
Quali tecniche possono essere migliorate.
Come comunicare che cos’è la mediazione e come far arrivare il messaggio della sua utilità ed efficacia al cosiddetto “uomo della strada"
Paulina Nowakowska
Come redigere un verbale negativo
Come migliorare l'istituto della mediazione: proposte concrete
Come comunicare cos'è la mediazione: costruire una comunicazione rivolta al cittadino
Durante lo svolgersi della mediazione, quando mi sono trovato più in difficoltà e quando mi sembra di avere fatto la scelta più opportuna
Tomasz Dziuda
Quali azioni possono rivelarsi efficaci per coinvolgere i professionisti (in special modo gli avvocati), affinché consiglino ai propri clienti di usare lo strumento della mediazione: creare un'ipotesi di lavoro
Quali sono le criticità dell'attuale normativa
Quali sono i principi e le linee guida che devono costituire i presupposti fondamentali per una normativa in tema di mediazione
Quali sono i criteri su cui costruire la formazione del mediatore affinché sia garantita la qualità della mediazione"

 

 

Come è facile notare le domande sono di tre tipi differenti: alcune hanno un riferimento soggettivo, relativo all'esperienza individuale nella pratica della mediazione, altre più generiche e infine altre la cui  natura è tecnica. Prevedibilmente questa differenza si è riflessa nelle risposte, più lunghe ed articolate per la prima domanda, brevi e schematiche per la terza.

2^ Edizione - 30/11/2012

Osservazioni - 30 novembre 2012

In data 30/11/2012, presso la Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano si è svolto il secondo incontro del WCPM,organizzato da Progetto Conciliamo.


Come la volta precedente sono state affrontate tre domande relative ad alcuni dei problemi che il mediatore incontra nella pratica professionale.

I partecipanti si sono distribuiti in sei piccole tavole rotonde in sei gruppi da cinque - sei persone per ognuna, il tempo dedicato ad ogni domanda è stato di 25 minuti, scaduto il tempo anche questa volta tutti, eccetto gli host, sono stati invitati a cambiare tavolo così da creare di volta in volta nuovi gruppi per il nuovo argomento.

Alla fine delle sessioni le risposte sviluppate sono state presentate in plenaria, strutturata come una piccola tavola rotonda secondo il metodo del "circolo di Samoa"; contestualmente agli host che hanno esposto le risposte elaborate da ogni gruppo è stata lasciata una sedia libera all'interno del piccolo cerchio per permettere al resto dei partecipanti di intervenire.


I temi che sono stati affrontati sono i seguenti:

- Quando mi sono trovato più in difficoltà e quando mi sembra di avere fatto la scelta più opportuna durante lo svolgersi della mediazione?

Come comunicare cos'è la mediazione e come far arrivare il messaggio della sua utilità ed efficacia al cosiddetto "uomo della strada"?

Come redigere un verbale negativo?


Come è facile notare le domande sono di tre tipi differenti: la prima ha un riferimento soggettivo, relativo all'esperienza individuale nella prtaica della mediaizone. La seconda è più generica, la terza invece è di natura tecnica.

Prevedibilmente questa differenza si è riflessa nelle risposte, più lunghe ed articolate per la prima domanda, brevi e schematiche per la terza.

La seconda domanda,  è quella che, in seduta, sembra aver creato maggiori difficoltà iniziali, non è forse un caso che le risposte fornite utilizzino terminologie "canoniche", cioè utilizzate solitamente per spiegare cos'è la mediazione ( es., costi minori, tempi brevi, vantaggi anche di natura qualitativa). Anche in questa occasione è dunque possibile individuare alcune tendenze.

Curiosamente la prima e la seconda domanda, pur essendo maggiormente soggettive, hanno prodotto sostanzialmente classi di risposte piuttosto omogenee, mentre la terza, pur essendo più tecnica e quindi concernente procedure standardizzate, ha visto risposte maggiormente differenti, per contenuto e sintassi.

 

Dall'analisi delle risposte ottenute emerge quanto segue:

 

. La prima domanda ha visto cinque gruppi su cinque ( il sesto si sarebbe costituto solo a partire dalla seconda domanda) rispondere facendo riferimento a difficoltà relative al rapporto tra le contro-parti, quali la diffidenza, la mancanza di volontà di collaborazione e le differenze di natura culturale /linguistica.

Solo tre invece, contrariamente ai risultati del primo WCPM, hanno accennato alla cosiddetta ostilità degli avvocati. Più sporadici, ma presenti sempre in almeno due gruppi, i riferiementi alla mancanza di conoscenza adeguate del mediatore, mentre solo un gruppo ha sottolineato alcuni problemi "interni", come gli orari imposti dall'organismo o l'ingerenza degli ausiliari.

Rispetto alle difficoltà, le scelte opportune risultano essere di numero inferiore e diverse per ogni gruppo, ad eccezione dei riferimenti alle modalità di ascolto e comprensione ( tre gruppi su cinque).

 

. Le risposte alla seconda doamnda possono essere classificate invece secondo due parametri, il modo ( il come) e il contenuto ( la cosa):

- il come: cinque gruppi su sei hanno sottolineato l'importanza del ruolo delle strutture, istituzionali e non , nel promuovere la comunicazione ai cittadini; attraverso i canali ufficiali del Ministero ( due gruppi), attraverso gli enti di formazione ( un gruppo), attraverso gli spazi di aggregazione ( due gruppi).

I mezzi principalmente citati sono stati le rappresentazioni teatrali e le pubblicità progresso.

- il cosa: quattro gruppi su sei hanno dedicato alcune risposte ai contenuti della comunicazione. Più precisamente, di questi tre hanno utilizzato la stessa terminologia (tempi brevi, soddisfazione, costi contenuti), mentre uno solo si è soffermato sui vantaggi qualitativi di natura psicologica.

 

. La terza domanda, come accennato prima, presenta un maggior grado di differenze. Sembra infatti non esista un accordo comune su come redigere un verbale negativo nel caso di mancato accordo; a fronte di tre gruppi che sostegono l'importanza della discrezione in previsione del successivo passo giudiziario, altri due hanno inserito tra i vari step le dichiarazioni del mediatore in merito a quanto accaduto nel corso della mediazione.

Maggiore omogeneità si riscontra invece per la verbalizzazione del mancato accordo dovuto alla mancata partecipazione.

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