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World Cafè Pratice Mediation

World Cafè Practice Mediation, ha lo scopo di permettere ai mediatori di incontrarsi, conoscersi, scambiarsi le proprie esperienze, contribuire attivamente con idee e proposte costruttive su questioni inerenti la pratica della mediazione, prosegue l’iniziativa di Progetto Conciliamo.

I differenti professionisti mediatori presenti si confrontano, discutono e avanzano proposte concrete, le quali potranno contribuire al miglioramento dell’istituto della mediazione nella sua attività futura.

Ecco alcuni degli argomenti trattati nelle varie edizioni del World Cafè Practice Mediation:

Robert Gavick
Quali difficoltà si incontrano nella pratica della mediazione e come potrebbero essere superate
Quali tecniche di mediazione vengono utilizzate con più efficacia
Quali tecniche possono essere migliorate.
Come comunicare che cos’è la mediazione e come far arrivare il messaggio della sua utilità ed efficacia al cosiddetto “uomo della strada"
Paulina Nowakowska
Come redigere un verbale negativo
Come migliorare l'istituto della mediazione: proposte concrete
Come comunicare cos'è la mediazione: costruire una comunicazione rivolta al cittadino
Durante lo svolgersi della mediazione, quando mi sono trovato più in difficoltà e quando mi sembra di avere fatto la scelta più opportuna
Tomasz Dziuda
Quali azioni possono rivelarsi efficaci per coinvolgere i professionisti (in special modo gli avvocati), affinché consiglino ai propri clienti di usare lo strumento della mediazione: creare un'ipotesi di lavoro
Quali sono le criticità dell'attuale normativa
Quali sono i principi e le linee guida che devono costituire i presupposti fondamentali per una normativa in tema di mediazione
Quali sono i criteri su cui costruire la formazione del mediatore affinché sia garantita la qualità della mediazione"

 

 

Come è facile notare le domande sono di tre tipi differenti: alcune hanno un riferimento soggettivo, relativo all'esperienza individuale nella pratica della mediazione, altre più generiche e infine altre la cui  natura è tecnica. Prevedibilmente questa differenza si è riflessa nelle risposte, più lunghe ed articolate per la prima domanda, brevi e schematiche per la terza.

1^ Edizione - 7/11/2012

Osservazioni WCPM del 7 novembre 2012

Scopo del WCPM è stimolare lo sviluppo di un dialogo orizzontale e inclusivo attraverso una distribuzione casuale dei partecipanti e la creazione di un ambiente adeguato ad un confronto diretto.

I partecipanti vengono distribuiti in piccoli gruppi di circa cinque persone dove ciascuno di essi, entro un certo lasso di tempo, ha la possibilità di condividere con il resto del gruppo le proprie opinioni riguardo al tema proposto; scaduto il tempo tutti, eccetto gli " host", sono invitati a cambiare tavolo creando così di volta in volta nuovi gruppi per ogni argomento trattato. Alla fine delle sessioni le riposte sviluppate vengono condivise in plenaria.

 

 

Nella fattispecie l'incontro di oggi si è articolato in tre sessioni da 25' per ogni argomento, con circa 35 partecipanti distribuiti su sette tavoli. Le domande che sono state affrontate sono riportate di seguito, per ognuna di esse sono state individuate tre risposte da ogni singolo gruppo:

    Quali difficoltà si incontrano nella pratica della mediazione e come potrebbero essere superate
    Quali tecniche di mediazione vengono utilizzate con più efficacia
    Quali tecniche possono essere migliorate

 
Durante le sessioni è stato possibile osservare come il continuo rimpasto dei gruppi abbia agito favorevolmente nell'implementare le dinamiche di interazione orizzontale, riducendo, pur senza eliminarle del tutto, le idiosincrasie dei singoli partecipanti tendenti alla monopolizzazione del discorso o ad una sua esclusione.

Un secondo aspetto degno di nota è la gestione del tempo; la maggior parte dei 25' sembra sia stata dedicata più al confronto e alla narrazione delle proprie esperienze piuttosto che all'elaborazione delle proprie richieste.

Preso nel suo insieme il dibattito è stato caratterizzato da alcuni  temi dominanti; certi argomenti sembrano infatti dotati di maggiore salienza, in quanto gruppi diversi hanno affrontato quasi contemporaneamente lo stesso tema. Per es. " l'ostilità degli avvocati" è stato affrontato simultaneamente da più gruppi dopo l'inizio della prima sessione.

 

Da quanto è emerso in plenaria e riassunto nello schema allegato si evince quanto segue.

Alla prima domanda cinque gruppi su sette hanno individuato nella " ostilità degli avvocati" uno dei problemi principali legati alla pratica. Di questi cinque gruppi, tre hanno lamentato inoltre la mancanza di una informazione adeguata in materia di mediazione suggerendo in plenaria l'intimo nesso tra le due problematiche dovuto ad una mancanza di basi informative e, soprattutto, culturale da cui insorgono le difficoltà  nel coinvolgere le controparti in un rapporto diretto e collaborativo. Riassumendo: mancanza di informazione e ostilità dell'avvocatura sono state le principali risposte, a cui seguono, seppur in maniera ridotta, i costi e le difficoltà procedurali legate alla burocratizzazione.

Le risposte fornite alla seconda domanda evidenziano un riferimento costante alle tecniche di natura comunicativa e relazionale. Sette gruppi su sette hanno infatti posto l'accento sull'importanza dell'ascolto attivo e delle domande necessarie all'individuazione degli interessi delle contro-parti. Spesso, inoltre, la tecnica dell'ascolto attivo è stata affiancata da quella della parafrasi selettiva. In misura meno marcata sono presenti approcci che coinvolgono la sfera emotiva, quali l'empatia e il ruolo preliminare dell'accoglienza, mentre risultano minimi i riferimenti a strumenti volti ad incentivare la collaborazione tra le parti.

Le risposte alla terza domanda si caratterizzano, forse, per una maggiore diversificazione delle soluzioni proposte ( non solo per il contenuto ma anche per il lessico), il che sembra suggerire una presenza maggiore della componente personale. I riferimenti ad un approccio verbale diminuiscono ( vi fanno riferimento solo quattro gruppi su sette), mentre aumentano quelli relativi alla gestione dell'emotività e quelli di natura strettamente più tecnica e operazionale, che vanno dalla strutturazione dell'ambiente all'ottimizzazione dei tempi e delle fasi della mediazione.